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CoronaVirus: la nostra (sorprendente) indagine online

Il Covid19 infetta anche il web. Impatto shock in Italia e nel mondo da gennaio 2020. Ma in Rete l’allerta per i rischi di trasmissione dei CoronaVirus dagli animali agli uomini era alta già da metà 2019. Solo che…

Parlare in questi giorni di CoronaVirus non è semplice. Non lo è perché il confine tra informazione e sensazionalismo, sempre più sottile, è stato oltrepassato più di una volta sia sui social che sul web e dai media tradizionali, persino quelli ritenuti più autorevoli.

Una scelta difficile

Ti confesso che noi dello staff di Central Marketing Intelligence ne abbiamo discusso a lungo perché i differenti punti di vista “se affrontare questo tema” e “come affrontarlo” non sono mancati.

Ma è un fenomeno che, evidentemente, ha avuto un impatto online fortissimo e alla fine abbiamo deciso di indagarlo in rete.

Lo abbiamo fatto, come sempre, attenendoci ai dati, senza lasciare spazio ad opinioni o peggio ancora ad interpretazioni personali. Perché su una cosa eravamo tutti d’accordo: di punti di vista, più o meno illustri, in questi giorni ne abbiamo letti e sentiti già troppi…

Opinioni di autorevoli esponenti della comunità scientifica, politici e opinionisti vari. Ognuno ha detto la sua. Volevamo e dovevamo affrontare l’argomento in modo obiettivo per non alimentare nessuna psicosi. E così abbiamo fatto.

 

Quella sul CoronaVirus è stata un’indagine sorprendente perché…

Eppure, l’indagine online che abbiamo effettuato per “misurare la temperatura” della Rete su questo fenomeno, che può comunque considerarsi a tutti gli effetti un’epidemia sanitaria, ci ha sorpresi.

Già, è stata un’indagine sorprendente per diversi motivi.

Il primo è stato di carattere “territoriale” ovvero scoprire l’entità e la provenienza delle ricerche in ambito global e local e per l’andamento nel tempo di queste ricerche.

Ma procediamo con ordine.

I dati sono che il virus compare a Wuhan già a fine dicembre: l’11 gennaio è confermata la prima vittima in Cina e il 13 dello stesso mese si registra il primo decesso fuori dai confini, in Thailandia.

Secondo i dati dell’Istituto Superiore della Sanità “Il 31 dicembre 2019, le autorità sanitarie cinesi hanno notificato un focolaio di casi di polmonite ad eziologia non nota nella città di Wuhan (Provincia dell’Hubei, Cina). Molti dei casi iniziali hanno riferito un’esposizione al Wuhan’s South China Seafood City market (si sospettava un possibile meccanismo di trasmissione da animali vivi). Il 9 gennaio 2020, il China CDC (il Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie della Cina) ha identificato un nuovo coronavirus (provvisoriamente chiamato 2019-nCoV) come causa eziologica di queste patologie. Le autorità sanitarie cinesi hanno inoltre confermato la trasmissione inter-umana del virus”.

Tienila a mente, perché su quest’ultima frase circa la trasmissione inter-umana torneremo più avanti.

 

L’andamento del CoronaVirus in Rete

La nostra indagine comincia a livello global, per cercare di definire il fenomeno a livello temporale. Come possiamo vedere dal grafico qui sotto, media e social media iniziano relativamente presto ad occuparsi del fenomeno, tanto che a partire dalla seconda settimana di gennaio 2020 i contenuti online iniziano a moltiplicarsi.

Un trend che, curiosamente, tocca il suo picco a fine gennaio quando i contenuti in rete sono oltre 15,5 milioni. Ci si potrebbe aspettare un trend costante a questo punto viste le notizie e lo svolgersi degli eventi. Eppure nei primi 20 giorni febbraio, cala vertiginosamente fin quasi alla soglia di 3,2 milioni (che è la media attuale, tenendo però presente che nei mesi passati non era una notizia, anche se più avanti vedremo che non è proprio così) per poi iniziare una risalita in questi ultimi giorni, tuttavia meno “ripida” di quella di poche settimane prima.

 

La “Mappa del CoronaVirus in Rete”

mappa contenuti corona virus nel mondo

 

Dopo aver indagato il “quando”, questa mappa ci racconta il “dove”. E, a sorpresa, ci mostra che se il numero di contenuti che menzionano il “corona virus” sono altissimi in Cina, Giappone ed Europa, questi crollano vertiginosamente in Medio Oriente e Africa. Certo, dobbiamo tenere presente che in queste zone le connessioni e l’accesso alla rete sono mediamente inferiori rispetto all’Europa, ma lo stesso non si può dire, ad esempio, per l’Australia dove l’argomento non sembra “caldo” pur pensando che il sud est asiatico (al momento la zona più colpita dall’epidemia insieme alla Cina) non è poi dall’altra parte del mondo.

Ecco l’elenco dei top Paesi in cui se ne è parlato:

Dall’altra parte del mondo c’è invece il continente americano: attenzione altissima negli States e crescente in America latina, mentre tutto sommato “secondaria” se così possiamo dire in Messico e nella zona centrale del continente.

E se tra i Paesi in cui se ne parla di più non sorprende per numero di abitanti il primato degli States decisamente meno scontato il risultato della Cina.

Già, vedere che si parla più di CoronaVirus in Messico piuttosto che in Cina è sorprendente. O forse no, come vedremo nel prossimo paragrafo…

 

Quali media si sono occupati di questa epidemia

Definiti a livello temporale e spaziale i contorni del fenomeno abbiamo scavato cercando di capire quali sono i media che se ne sono occupati maggiormente.

Naturalmente va fatta una premessa: gli utenti e i media cinesi non utilizzano gli stessi tool di comunicazione “occidentali” perché la Cina in passato ha bloccato strumenti come Facebook, WhatsApp e Instagram.

Ecco forse spiegato perché Twitter è di gran lunga lo strumento piùutilizzato a questo proposito. E spiega anche come la condivisione di video e foto sia di gran lunga superiore (il doppio!) rispetto ai social network.

Un contesto anomalo dunque, almeno nelle prime fasi.

Ma come abbiamo visto bene in questi ultimi giorni, parlare di questo virus – da noi – significa parlare di scuole chiuse, palestre e centri sportivi aperti a singhiozzo solo in alcune regioni e molto altro. Quali sono gli argomenti correllati più cercati in Italia e nel mondo? Scopriamoli insieme…

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E in Italia?

Da noi in Italia, nello specifico poi, le parole più usate online sono:

wordcloud coronavirus italia

Come vedi escono parole come “lavoratori”, “quarantena”, “sindaco”, “Conte”… e se la maggior parte sono parole in rosso (sentiment negativo!), la parola “medici” è in verde, sentiment positivo, segno di quanto il lavoro dei medici sia apprezzato nonostante tutto.

Ma la cosa forse più sorprendente è un’altra: pensa che l’Italia è il secondo paese per numero di ricerche!

Non stiamo parlando di un valore assoluto ma del rapporto tra ricerche e numero di abitanti. Il che sorprende fino a un certo punto se pensiamo che ad oggi il nostro è il Paese con più contagi noti a livello europeo. Decisamente più insolito che a guidare questa “speciale classifica” sia Singapore…

ricerche su google per paese coronavirus

E non è un caso che i  contenuti online, i video o i meme in rete siano moltissimi. Impossibile fare una classifica o scegliere il più visualizzato piuttosto che il più divertente, specie in una fase di emergenza in cui l’epidemia è ancora in corso. Ecco qui una carrellata dei principali, che si sbizzarriscono tra battute sull’Amuchina, supermercati vuoti, sportivi con la mascherina e temi politici:

 

Difficile anche scherzare su un argomento come questo, ma vogliamo provare a strapparti un sorriso pubblicando l’immagine di uno dei top-post il cui incipit è “Io non sono un paranoico…”, che ha ottenuto 134 mila like su Instagram!

io non sono paranoico

Una curiosità

Prima di iniziare questa indagine, abbiamo fatto una normalissima ricerca tramite Google Trends e abbiamo scoperto che la query di ricerca “corona virus” praticamente inesistente per tutto l’anno passato, ha avuto un’impennata di ricerche tra il 28 luglio e il 3 agosto 2019 provenienti dall’isola caraibica di Saint Kitts e Nives. Inoltre “coronavirus” è stato molto cercato a febbraio 2019 nei Paesi del medio oriente come Oman, Arabia Saudita e Kuwai.

Abbiamo indagato rapidamente verificando in effetti un’impennata in Rete iniziata a luglio 2019 come si può notare qui sotto…

Niente complotti segreti o cospirazioni di chissà che tipo….

Infatti i Coronavirus sono una vasta famiglia di virus noti per causare malattie che vanno dal comune raffreddore a malattie più gravi come la Sindrome respiratoria mediorientale (MERS) e la Sindrome respiratoria acuta grave (SARS).

Anzi, forse non tutti sanno che i coronavirus sono stati identificati già a metà degli anni ’60 e sono noti per infettare l’uomo ed alcuni animali come uccelli e mammiferi.

Questa particolare forma, Covid19 (l’acronimo sta per Co – corona -; Vi – Virus -; D – Disease – mentre 19 è l’anno di identificazione) deriva dall’infezione da Sars-CoV-2. Ma nei mesi scorsi, come in tutto il 2019, i contenuti e le ricerche online per il contagio di vitelli, cammelli, gatti o altri animali a seguito di altre forme di Coronavirus non sono certi mancati.

Però questo significa che l’allerta in Rete per altre forme di Coronavirus era già alta da mesi. E infatti…

 

Le profezie (vere e presunte)

Ok, di profezie strambe e presunte ne abbiamo lette di tutti i colori in queste settimane. Ma il punto è che il timore di un possibile contagio umano rispetto alle forme di coronavirus che colpiscono gli animali c’era già ed era reale.

Qualche esempio?

Eccolo…

 

Il video che hanno visto solo in 92 persone al mondo

Indagando, abbiamo trovato su Youtube questo video pubblicato nel novembre 2019 dal titolo: “Brief Report: evidence for camel to human transmission of MERS Coronavirus” (letteralmente: prove della trasmissione da cammello all’uomo di MERS Coronavirus).

video youtube trasmissione da uomo a cammello covid19

Peccato che lo abbiano visto – ad oggi – solo in 92 persone.

E chissà quanti inglesi hanno dato importanza a questo tweet del Ministero della Salute pubblica che informava chi andava in vacanza in Medio Oriente della diffusione di una forma di coronavirus che poteva generare crisi respiratorie nell’uomo in Arabia Saudita.

tweet coronavirus

 

Prima ancora… una profezia strabiliante!

articolo viral diseases market

E ancora prima, nel 2017 ecco questo articolo comparso su Digital Journal che era stato in qualche modo profetico annunciando: il mercato della diagnosi delle malattie virali sarebbe schizzato in doppia cifra nel periodo 2017-2025”. Direi che ci hanno preso in pieno!

Insomma, oggi il coronavirus è un fenomeno mondiale senza precedenti per l’impatto online. Ma proprio le indagini in rete ci hanno aiutato a scoprire come non si tratti di un fenomeno così nuovo.

P.S. In realtà, indagando abbiamo scoperto molte altre cose interessanti sul corona virus…

Hai domande o curiosità particolari sull’argomento? Scrivile nei commenti e ne parleremo nei prossimi articoli!

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Esperti di Big Data online, ispiriamo le aziende a fare cose meravigliose, guardando nel loro settore grazie ai Big Data online.

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